top of page
  • Immagine del redattoreMonolite Teatro

Una riflessione da ammiratrice su "Una vita come tante".

Circa mille e cento pagine di libro non sono semplici da consigliare per una lettura, specialmente se sono le quasi mille e cento pagine di Una Vita Come Tante di Hanya Yanagihara; eppure, c'è una buona probabilità che nell'intenso carico contenuto in questo romanzo classe 2015 chiunque possa trovare qualcosa: una nostra dinamica personale riflessa in uno dei molteplici e ampiamente sviluppati personaggi, per esempio; oppure un evento di vita quotidiana che si carica di significato e stupisce, se messo in relazione con il resto della storia. Certo, bisogna essere pronti: alcune parti vanno affrontate con fegato, anzi, con uno di riserva, soprattutto se si pensa che certe disgrazie e atrocità accadano realmente.

Edito nel 2016 in Italia da Sellerio, questo romanzo è stato annoverato da Guardian tra i 100 miglior romanzi del XXI, ricevendo moltissime recensioni altamente positive come anche parecchie critiche, senza lasciare nessuno indifferente[1].


New York, fine novecento. Quattro ragazzi nei loro vent’anni inoltrati mantengono una solida amicizia iniziata durante gli anni del college. Ci vengono presentati subito nelle prime pagine, seduti al loro squallido ristorante vietnamita preferito: Malcom, un’aspirante architetto costantemente in imbarazzo per le sue origini benestanti e alla ricerca della propria identità; JB, un esuberante artista dall’ambizione feroce, l’ossessione per la razza e la battuta facile, Willem, un ragazzo dal cuore enorme che spera di poter diventare attore e infine Jude: il vero centro della vicenda.

Furtivo, intelligente, sempre pronto a sostenere ed ascoltare i suoi amici, rappresenta per tutti un mistero. Nonostante l’amicizia che li lega da anni, nessuno dei tre sa veramente quale sia il suo passato o come mai abbia così tanti problemi di salute. Jude non si è mai fatto sfuggire nulla, nemmeno a Willem che dei tre è il suo migliore amico e con il quale inizia il tentativo disperato di cercare casa senza quasi avere un soldo. Ad affiancarlo nel suo percorso ci sono anche Andy, l’unico medico a cui fa affidamento, e Harold, un professore universitario che prenderà il suo destino a cuore, dandogli una nuova possibilità. La grande mela si fa palcoscenico di un racconto parabolico, di una cometa di individui straordinariamente umani che passa, arriva al suo massimo splendore e poi svanisce, lasciando indietro pochi eletti con il compito di ricordare.


La forza di questo romanzo è racchiusa in alcuni semplici ingredienti.

In primis, la sua lunghezza non risulta pretenziosa, quando veritiera e assuefacente. La trama procede per un periodo dalla durata pluridecennale, circa cinquant’anni di storia se si contano i retroscena dei diversi personaggi. Se si prova a seguire la logica, si fallisce: non è importante la ricostruzione cronologica dei fatti, quanto il percorso emotivo che il racconto in media res svela. Nessuna pagina è sprecata, ogni riga è un piccolo tassello di un puzzle che via via mostra l’origine della persona dei protagonisti e la loro diversa prospettiva nel tempo, lasciandoti senza parole da quello che è l'universo umano. Le diverse personalità non sono descritte, ma presentate: conosciamo i personaggi perché li vediamo agire e pensare più volte anche allo stesso modo, ripetere frasi e comportamenti quasi li stessimo frequentando. L'effetto è l'immersione totale.

Certo, lo si deve ammettere: la trama è una costellazione drammatica, dove ogni luminosa stella è unita dal filone del dolore – forse fino all’esagerazione. Bisogna prepararsi psicologicamente ad affiancarsi a Jude, al suo io autodistruttivo e al suo passato. Una volta pronti, quello che segue è la vita di uomo che vuole vivere come tutti e durante il suo cammino affronta l’orrore e la beatitudine che la nostra esistenza ha da offrire, passando da un estremo all’altro senza pietà. Da non sottovalutare è la potenza descrittiva di un sentimento che spesso non siamo in grado di romanticizzare: la vergogna, la vera bestia che costringe a percepire il proprio corpo come deforme e la propria vita come un peso. Sovrana, ci pone davanti una stele di Rosetta di motivi per cui tutto quello che ci è accaduto di sbagliato ci ha rovinato per sempre, togliendoci ogni diritto al merito.

Meno male che esistono gli altri! La punizione che il protagonista perpetua verso se stesso si contrappone alla visione di chi gli sta attorno: Jude è amato e circondato da persone che lo stimano, non perché intelligente bello o di successo, ma perché dal cuore estremamente umano.

La vita di chi gli sta attorno è altrettanto contornata da dubbi, sconfitte e indeterminazioni: nessuno si sente all’altezza. Sarebbe facile liquidare il libro come un enorme battaglia persa, eppure c’è qualcosa di invincibile nell’intera vicenda. Un nocciolo luminoso che si manifesta nei personaggi, immutabile nonostante lo scorrere dei capitoli. Una forza di volontà immensa, quella di chi impara ad accettare il proprio destino. Non sarà una lettura semplice, ma se sei alla ricerca di una catarsi, questo romanzo fa proprio per te.


Ora, se sei rimasto colpito da questa vicenda ma oltre mille pagine di libro ti spaventano, ti propongo un avventura. Dal 28 settembre sarà disponibile una versione cinematografica dell’opera teatrale concepita e diretta da Ivo Van Hove, il cui copione è stato scritto insieme alla stessa Yanagihara. L’opera è stata prodotta prima nel 2018 dal Internationaal Theatre di Amsterdam, per poi approdare proprio quest’anno con un nuovo cast al Harold Pinter Theatre di Londra. Qui vediamo James Norton nei panni di Jude, per intenderci il John Brooke dell’adattamento di Piccole Donne di Greta Gerwig. La vera seccatura? Le riprese della pièce teatrale saranno trasmesse nelle sale di molti paesi, come la vicina svizzera, ma non in Italia dove le opere straniere possono essere distribuite solo con i sottotitoli, e per cause logistiche non troppo divulgate dalla stessa autrice, tale richiesta non poteva essere adempita. Quindi? Che si fa? Una ripassata alla lingua e poi ci smezziamo la benzina fino al cinema più vicino al confine? Accetto volontari.




74 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti

Comentarios


bottom of page